Nocciolo di pesca
Esistono ore vuote come treni merci,
che senti passare dalla tua finestra,
e sembra che siano venuti a riempire quel silenzio,
a rubare e raccogliere sul suo vagone sogni impossibili,
fantasie prima del sonno.
Passano minuti lenti, caldi e appiccicosi sulla pelle,
come una goccia di sudore che traccia un sentiero sul tuo viso,
portando via nel suo minuscolo torrente
detriti di malinconia e scorie di delusioni passate.
Scorrono i secondi: interminabili, implacabili, inesorabili,
come il soffiare del vento,
che ti scalfisce appena
e si appropria dei tuoi ricordi, dei tuoi profumi, della tua vita.
Non so dove sia il capolinea di quel treno,
dove cada quella goccia di sudore,
o dove il vento vada a riposare quando è stanco.
Quello che conosco per certo è questo nocciolo di pesca,
che mi giro fra le dita da non so più quante ore,
da incalcolabili minuti e da infiniti secondi,
e che mi ricorda che il tempo, così come la polpa,
fanno presto a finire se non sono usati nella giusta maniera.
©
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