Vite perdute
Ora le strade
si fanno solitarie.
risuona ancora l’asfalto
bagnato lucidissimo
di passi frettolosi eppure
stanchi;
irregolare echeggia il passo
d’uno zoppo
stremato,
di contro al cielo scuro
che giallo rigurgito rilascia
della vecchiezza muffita
delle mura decrepite,
fatto d’acquiccia grassa
spremuta di disagi
ancestrali
e vecchie liti quasi dimenticate
che lo squallore d’ogni giorno
rinnova, rimasugli nauseanti
di morto orgoglio
e di morta bellezza.
Lampioni boccheggiano
scoppi di voce
nei diverbi
dietro le tende segrete
di mussola gommata.-
Per la via
brusio di vite desolate
inutili decessi
di vecchi stolidi e
di bambini prodigio
cui stessa fine impari il Destino
assegna sogghignando.
Per la via
un silenzio di tomba annuncia
la morte di Mozart e di Raffaello .
Né fiori né opere di bene
solo una tacca in più
sul legno della
falce della
Morte.
Sono stanco,
il mio fiato è uno spessore
gelido sopra il gelo che ho dentro.
Aspetto, stalattite di me stesso
che la stanchezza dell’attesa
attenda
ancora un poco,
il domani è lontano
nella nebbia dell’alba
ghiacciata
attendo un solo raggio di sole.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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rosanna gazzaniga21 ottobre 2015
Emana un senso di lucido sconforto questa riflessione che in un poetare profondo si sofferma sull'imparzialità della vita che porta alla smemoratezza di persone e cose... decessi di vecchi stolidi e bambini prodigio... nulla si salva sotto la falce gelida del veloce tempo.
