Ieri
Ripenso il tuo pianto, piccola,
sola, in disparte, unico conforto
la tua fioca ombra china sul muretto.
Laggiù tua madre, impassibile,
tuo padre indifferente,
le tue compagne troppo assorte
nei ghirigori di fanciullezza
per curarsi di te.
Solo ti cinge il mio indifeso,
temerario, tenero sguardo
che forse nemmeno hai colto.
Eppure spero, spero che un poco
del tuo dolore, a me ignoto,
nel mio che ormai dilaga
si sia dissolto.
Vedi, il mio ormai non fa più male.
Di rigagnoli di ruggine e caligine m’impregna.
Ma tu, tu fanciulla,
ancora un poco spera che la vita
sia come questa tesa estate d’ottobre
che non sa sfiorire.
Un poco, sì, perché già un sibilo di lontano
si dipana e si dispiega
e l’amuleto che, stretto nelle tue mani giunte,
ancora riverbera,
già un poco, lo vedo, s’incrina.
©
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