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Riflessioni 25 ottobre 2015 · lettura 2 min · 1324 letture

Hurricane

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Il cielo è tempestoso stamane, il custode dei venti ha sbrigliato – è un errore? – di questi i più veementi che sul mare scolpiscono onde furenti montagne d’acqua dura e fredda, coronata di schiuma bianca che si distacca a fiocchi come da bocca di levriero sudato, il cui pelame fuma sotto la pioggia ora iniziata insieme con gli scoppi dei tuoni minacciosi, fulmini giganteschi accendono di fuochi lividi i flutti un poco adesso placati dal torrente della piova violenta. Le onde ora somigliano a schiene di possenti animali, istoriate dal picchiettare della pioggia implacabile. E’ uno spettacolo immenso, che in sé reca un senso di corrucciata maestà ma a noi gente moderna, fa venire in mente l’idea di grande pulizia che al mondo occorrerebbe. E quanto diverso è il sentimento quando analoga piova, torrenziale e violenta piomba sulla città. Qui invece si mescola ai terribili reflui d’ogni sudiciume, al fango misto a nafta, ad oli minerali e i detersivi al fosforo creano schiume giallastre e infette (ahi quale differenza con la spuma del mare). mentre il tutto schifoso si impasta ulteriormente con gli scarichi umani, le medicine e resti di pasti un po’ sui generis, di pesce col mercurio. di polli antibiotici, di carni a forza enfiate, di verdure transgeniche, di pane al calcestruzzo con formaggi di plastica e frutta al cianammide. I tuoni sul mare digradano ed il vento si placa man mano; la pioggia è una lieve spruzzata di profumo e di dolce frescura. Felice chi, per scelta, vive con la sua barca: passata la tempesta, rassetta un poco e carica la pipa poi si stende e sorridendo al cielo al cielo grazie rende.
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (2)

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Annamaria Barone28 ottobre 2015

Un uragano che lava, che pulisce, che placa quel cielo nero come i pensieri dell'autore. Perché tutto sembra crollare, tutto sembra vanità ed avidità. Ed allora, ringrazi il cielo chi, con semplicità può riassettare la sua barca, dopo la tempesta, accendere la pipa e sdraiandosi guardare il cielo liberato

rosanna gazzaniga29 ottobre 2015

Il distacco è un'arte che non si impara mai a fondo, nelle tempeste della vita... versi profondi, dal grande messaggio!