Hurricane
Il cielo è tempestoso
stamane, il custode dei venti
ha sbrigliato – è un errore? –
di questi i più veementi
che sul mare scolpiscono
onde furenti
montagne d’acqua dura
e fredda, coronata di schiuma
bianca che si distacca a fiocchi
come da bocca di levriero
sudato, il cui pelame fuma
sotto la pioggia
ora iniziata insieme con gli scoppi
dei tuoni minacciosi,
fulmini giganteschi accendono di fuochi
lividi i flutti un poco adesso
placati dal torrente
della piova violenta.
Le onde ora somigliano
a schiene di possenti
animali, istoriate dal picchiettare
della pioggia implacabile. E’ uno
spettacolo immenso, che in sé
reca un senso
di corrucciata maestà ma a noi
gente moderna, fa venire in mente
l’idea di grande pulizia che al mondo
occorrerebbe. E quanto
diverso è il sentimento
quando analoga piova, torrenziale
e violenta piomba
sulla città. Qui invece si mescola ai terribili
reflui d’ogni sudiciume,
al fango misto a nafta, ad oli minerali
e i detersivi al fosforo creano
schiume giallastre e infette (ahi
quale differenza con la spuma del mare).
mentre il tutto schifoso
si impasta ulteriormente
con gli scarichi umani, le medicine e resti
di pasti un po’ sui generis, di pesce col mercurio.
di polli antibiotici, di carni a forza enfiate, di verdure transgeniche, di pane al calcestruzzo
con formaggi di plastica e frutta al cianammide.
I tuoni sul mare digradano
ed il vento si placa man mano;
la pioggia è una lieve spruzzata
di profumo e di dolce frescura.
Felice chi, per scelta, vive con la sua barca:
passata la tempesta, rassetta un poco e carica
la pipa poi si stende e sorridendo al cielo
al cielo grazie rende.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (2)
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Annamaria Barone28 ottobre 2015
Un uragano che lava, che pulisce, che placa quel cielo nero come i pensieri dell'autore. Perché tutto sembra crollare, tutto sembra vanità ed avidità. Ed allora, ringrazi il cielo chi, con semplicità può riassettare la sua barca, dopo la tempesta, accendere la pipa e sdraiandosi guardare il cielo liberato
rosanna gazzaniga29 ottobre 2015
Il distacco è un'arte che non si impara mai a fondo, nelle tempeste della vita... versi profondi, dal grande messaggio!

