Ghiaccio rosa
Alessandro Labriola
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nere le rose
al compianto sentore acido
alla tempesta, ai muscoli
l'odore sudato e la fretta ingorda
la cremisi assonnata
la giovane sconosciuta
emerge dal suono
e divora la musica
rimpiange un amore
che non l'ha mai lasciata.
e fa buio troppo presto
le vigne e l'edera striata
l'hanno vista giacere nuda
piangente e sublime
come una statua di smeraldo,
sta ancora aspettando ebbra
Voi e la vostra libidine,
è sempre stata la debolezza
del cuore - e nell'orgasmo
qualcuno non chiese
altro dal suo corpo
lei non parve esitante
ma esisteva una verità oscura:
i corvi e le creature della notte
la scostante armonia delle sue mani,
il sensuale effetto dei suoi occhi
così grandi e curiosi
che molti rampolli ha portato alla pazzia
ora come licantropi ululano;
e questa è la sua condanna
ed il nostro immane dolore
mentre lei ride
noi ci innamoriamo del suo sesso
ci apriamo alle sue braccia
così alte da scomporsi di rado
la lingua fertile, la bocca di ghiaccio
come la pelle che riluce del suo battito
e noi che siamo ancora in gioco
ai suoi veli cruenti
dai capelli profumati
siamo ora soli e sinceri
essa si nutre dei nostri sospiri
si agita pigramente
tra le nostre lusinghe
ci ha salvati per un attimo
per ridurci la fame;
poco ha donato a tutti
e tutto a nessuno
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L'autore
Alessandro Labriola
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