Rifugio_alpino
C’era in me, nel profondo,
un luogo, anzi il ricordo
di un posto esistente, un lontano sentiero
nella montagna tagliente
che mena ad un rifugio
tra immani pareti di roccia
che s’arroventa e sfavilla nel sole
dove nascono spiriti alati
che ognuno somiglia a una stella.
Non però questo era il sito dei sogni
anzi del sogno- pensiero da esso
suscitato, del senso
di appagante traguardo, né vette gloriose.
di passaggi acrobatici o canti
dei quali menar vanto.
Spoglio di reboanti
significati, quel sogno era il passaggio
di un focoso torrente, ergendosi con cautela
sopra un ponticello di legno.
Quando l’ora pesava
sul cuore ansioso stringendo
lacci crudeli, disperati, arroganti
cui non c’era speranza contraria,
come edera velenosa
che raddoppiasse le spire dei dubbi:
un amore tradito picchiava all’uscio
fremente di deluse pulsioni
che l’infinito Silenzio tacitava
l’evocato passaggio, superato
nel sogno della veglia
era promessa di libertà felice
era il confine tra menzogna e vero
e l’ideato salpestio, col canto
anch’esso immaginato delle acque
era un peana di trionfo che il cuore
sollevava. Così la mente e il corpo
(che dellà mente è sito non indifferente)
abbeverati di pensieri alati,
erano mondati dei bassi sentimenti
ritrovando l’impulso a ricercare
l’usata via verso le vere mete.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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