La Signora
Lampioni come aforismi...
saggi e pien di vita
riscaldano la movida
d’intercalate vie scoscese,
sandali... erranti viaggiatori
nei ciottoli lascian
testimoni di sagaci adulatori
Tu, Signora...
quante volte respirar di locali
ti son tanto cari
per ozio o noia fugace hai
diletto la notte...
Col pizzo da soprano
in vocali cantar le odi
al giovine amoroso
morso da cotanto furore...
Ogni dì era baldoria,
mai tanto sordi furon
i poveri santi vicini!
Quante stagioni son circolate...
Grandi come trincee
tastavi le rughe profumate
di souvenir mai regalati...
Un leggero afflato velato
di pesante malinconia
uscì negli occhi lucidi,
consapevole indicò col viso
la sintesi della sua esistenza...
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