Appartengono a dio
Ai poeti appartengono le parole
galanti, tra le tazze d’oro zecchino
della pasticceria del corso,
al momento del tè.
Ai poeti appartengono le strade
senza uscita, i vicoli
aulenti d’osteria,
la rima dello sbronzo:
crepa, vigliacco mondo!
Ai poeti appartengono le pagine
bianche dove adagiare
i sogni, e le pietre
per coprire la morte
dall’assalto del canto.
Ai poeti appartengono le notti
e i fogli neri, drappi
d’una vita descritta
graffiando la vernice,
con chiave di lettura
di per sé stessa univoca.
Ai poeti appartengono le ore
di punta d’attardata
solitudine, pena
in cui lenti s’indugiano
per fede manifesta.
Ai poeti appartengono le donne
amate, e spogliate
alla luce d’un tocco,
labbra evocate, mute
all’intima bellezza.
Tutti i poeti appartengono a dio,
a chiunque sia posto
sulla croce del bivio
con le mani legate,
ad accogliere chiodi
e uomini risorti.
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