Il viaggiatore del terzo milennio
In una città d'Europa,
sentendo spari provenire da una strada vicina,
tu dicesti: no, no la città deve cambiare.
Prendesti il treno, per continuare il viaggio,
entrasti in un'altra nazione, in un'altra città.
Scendesti dal treno e a sinistra e a destra avvisi.
Non avevi mai incontrato viaggiatori che non parlassero.
Sul loro viso la paura.
Il treno non perse tempo, lui viaggiava insieme a te
e un'altra direzione, e un'altra nazione.
La terza città era vuota e tu cominciasti a camminare,
c'erano soldati, molti soldati tutti occupati
blindati, armi, telefonini. E tu pensasti:
tutte le città sono d'accordo e fanno la guerra per essere acclamate.
Il mondo amaro non ti desiderava come viaggiatore.
Allora capisti che dovevi cambiare luogo e città,
poteva essere un posto sotto terra o su altro pianeta.
Ma non era possibile, e cominciasti ad urlare dicendo:
le città pericolose non devono esistere
le città non devono essere campi di battaglia
le città devono permettere ai giovani di sognare
ai nonni di crescere i loro nipoti
agli uomini di viaggiare: tutti insieme.
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L'autore
veronica calmutchi
scrivo, pubblico poesie, racconti con il nome d'arte Ivanova Vica. ex.insegnante de liceo, laureata in biologia adesso in pensione. amo il teatro, il valzer, fotografare, cucina internazionale genuina.
Commenti (1)
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Francesco Rossi24 novembre 2015
Ho letto la composizione, mi permetto di evidenziare che il testo appare molto prosaico, di contenuto ma prosaico forse aggiungo descrittivo quindi togliamo pure il prosaico descrittivo troppo non mi piace alla prossima sperando di leggere poesia.
