Serenità preistorica
Accarezza l'acqua del Nilo
il libeccio che vien da Occidente
galleggiano i granelli sottomarini
le piante crespe verdeggian forte.
Sfiora con il muso il filo
dell'acqua lo gnu pacato e sorridente
risucchia l'elisir senza timori felini
in questo giorno non si fa viva la morte.
Perché è a giocar coi cuccioli il leone
li sospinge nell'arrampicata
lor trovano un immenso bosco arancione
nella sua criniera, e fuor della savana
riposa il coccodrillo sotto il solleone
digiuna senza soffrire: niente mangiata!
Ha una sgargiante cornice il lago Vittoria
di massi farinosi e petali tropicali
il Kilimangiaro lo saluta col bagliore
dei cristalli di brina da sbuffi d'alba rifratti.
L'Equatore, a passo di lampo, la sua gloria
esibisce nel verde delle foreste pluviali
radici robuste, chiome gremite, emana fervore
ogni mattone vivo della casa, dove i patti
fra bestie e vegetali fanno le fondamenta;
lo scimpanzé, comodo nel suo giaciglio,
mastica la freschezza delle foglie di menta
e sbuccia il morbido cilindro sugoso, figlio
d'una luce legiferante e planetaria che spenta
non verrà dal più fosco e intimante abbaglio.
Ma dove il marabù con le tenaglie orali
pesca, e poco distante dal territorio
desertico che gli sciacalli scoprono correndo,
un bipede bruno crea e impiega oggetti.
Maneggevoli meglio di tutti gli altri animali:
non hanno per denti le zanne d'avorio
né per unghia l'artiglio retrattile tremendo
eppur le loro tane e utensili sono perfetti.
Già li osservano, gli avvoltoi e i ghepardi,
partire dalle praterie e lasciar i corvini fusti
per rilievi smisurati dal gelo sempre arsi.
Porteran i loro saperi in spazi poco angusti
Nell'impresa saranno temerari o codardi?
Nel seminare la lor natura saran sempre giusti?
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