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Natura 28 dicembre 2015 · lettura 2 min · 843 letture

Serenità preistorica

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Stefano Iori 54 poesie pubblicate
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Accarezza l'acqua del Nilo il libeccio che vien da Occidente galleggiano i granelli sottomarini le piante crespe verdeggian forte. Sfiora con il muso il filo dell'acqua lo gnu pacato e sorridente risucchia l'elisir senza timori felini in questo giorno non si fa viva la morte. Perché è a giocar coi cuccioli il leone li sospinge nell'arrampicata lor trovano un immenso bosco arancione nella sua criniera, e fuor della savana riposa il coccodrillo sotto il solleone digiuna senza soffrire: niente mangiata! Ha una sgargiante cornice il lago Vittoria di massi farinosi e petali tropicali il Kilimangiaro lo saluta col bagliore dei cristalli di brina da sbuffi d'alba rifratti. L'Equatore, a passo di lampo, la sua gloria esibisce nel verde delle foreste pluviali radici robuste, chiome gremite, emana fervore ogni mattone vivo della casa, dove i patti fra bestie e vegetali fanno le fondamenta; lo scimpanzé, comodo nel suo giaciglio, mastica la freschezza delle foglie di menta e sbuccia il morbido cilindro sugoso, figlio d'una luce legiferante e planetaria che spenta non verrà dal più fosco e intimante abbaglio. Ma dove il marabù con le tenaglie orali pesca, e poco distante dal territorio desertico che gli sciacalli scoprono correndo, un bipede bruno crea e impiega oggetti. Maneggevoli meglio di tutti gli altri animali: non hanno per denti le zanne d'avorio né per unghia l'artiglio retrattile tremendo eppur le loro tane e utensili sono perfetti. Già li osservano, gli avvoltoi e i ghepardi, partire dalle praterie e lasciar i corvini fusti per rilievi smisurati dal gelo sempre arsi. Porteran i loro saperi in spazi poco angusti Nell'impresa saranno temerari o codardi? Nel seminare la lor natura saran sempre giusti?
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