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Poesia 22 ottobre 2017 · lettura 3 min · 794 letture

Il fattore e il suo mecenate

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Stefano Iori 54 poesie pubblicate
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Una volta c’era un nobile che non reputava il lavoro ignobile; ma era troppo piccolo per lavorare, eppure un ripiego doveva trovare per realizzare un sogno diamantino covato nel suo animo di bambino che sull’altruismo voleva contare. Figlio di un conte e d’una duchessa, ogni giorno la sua vita era la stessa, e stancarsi era molto elementare, pur continuando senza freni a giocare; così il bimbo andò un dì in una fattoria, e vederla decuplicò la sua allegria, date le meraviglie che poteva ammirare. Il conte e la duchessa non si rendevano conto di come il bimbo crescevano, ma riponevano in lui buone speranze che però peccavano di folte sostanze, in quanto ne volevano fare un barone con l’aristocrazia come sola passione, ma da ciò il figlio già prese le distanze. Torniamo alla fattoria: là incontrò un uomo che sulle prime lo inquietò: non era vecchio, al massimo di mezz’età, ma la lunga barba aveva superato già il limite della camicia straccia che vestiva, lacera e rattoppata in una giornata estiva che nessuno dei due mai dimenticherà! Il bimbo chiese alcune cose al fattore, per esempio, al giorno, per quante ore mungesse le vacche che davan il latte, se le assi del suo tetto fossero piatte, se gli piaceva fare il povero contadino e non sperasse in più clemente destino... ma quante volte già gli avevano fatte quelle domande all’uomo che povero non era affatto, e neppure un ricovero aveva mai subito da quando trafficava con secchi e zappe; laggiù faticava perché i frutti della terra assolvevano ogni bisogno che i consumatori chiedevano, e a lui un fastidio autentico non costava! E allora perché non divenir mecenate di tutte le prodezze così ben assimilate, del bagaglio che l’uomo portava con sé? «Perché non lo condivi con me?», gli chiese il ragazzino con entusiasmo, e il fattore non ebbe il minimo spasmo ad assecondarlo senza un "benché", perché ne intuii la rara intelligenza e capii che da un sodalizio la potenza per il bene suo poteva scaturire e per il bene del pargolo, che soffrire non voleva vederlo; così protettore il principino divenne di un narratore le cui storie non ci si stanca di sentire, giacché Madre Terra è generosa con tutta la progenie umana che sposa la causa di non far a nessuno del male perché del suo opposto la pena vale; da quel dì uomo e bimbo inseparabili furono; come non stimarli responsabili d’un miracolo tutto agito per via legale?
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Stefano Iori
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