Il molo
Col suo gioco violento
il vento scuote la quiete
in assonanza si odono il tintinnare
degli ormeggi e lo sciabordio dei natanti.
Si alleano in volo gabbiani
a gruppi di sterne
mentre minuscoli lapilli salmastri
arrivano a noi.
Scopriamo così l'inutilità del mare
nelle sere tra i due equinozi,
noi che al più ne solchiamo i moli.
Siamo tornati qua, stretti sui nostri passi,
gli stessi di quando si era noi due posseduti
dall'entusiasmo.
Ma non è la stessa cosa.
Allora a inseguire i sogni,
oggi a rincorrere i ricordi.
C'è pace.
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L'autore
fabio giordani
Luglio 1964, nasco a Roma, vivo a Roma, lavoro a Roma e cerco anche di scrivere poesie da Roma...ma mi è capitato di falro anche a Ovest di Roma. Sempre per sintetizzare, posso dire che... Saluti.
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