Il matto.
Mi sono conquistato la libertà
tra le mura di una galera
dove coi colori mi ero aperto una via…
era una via ricca di fiori
e alberi da frutto
Ogni giorno coglievo una mela
e il rosso dei suoi occhi
riempiva il vuoto del mio cuore
Certo non era facile la solitudine
così mi disegnai una donna
Era bellissima
e le sue labbra, carnose,
ricordavano il fiorire di una nuova vita
Il desiderio mi portò a possederla
Il possesso a disegnarmi un figlio
I fiori sbocciavano,
i frutti maturavano,
la donna invecchiava
il figlio cresceva
Ero ormai prigioniero
del mio disegno
invecchiavo e lui con me
Volevo tornare ad essere libero
così, con un secchio di vernice,
cancellai vent’anni della mia vita
Oggi sono un uomo libero
lavoro, scrivo, mi diverto,
ma non dimentico il disegno, della mia libertà,
che nell’arco di vent’anni,
come un incubo,
ha traviato i miei pensieri…
anzi ne ho iniziato un altro
tra le mura di casa…
Così che, la mia vita,
continui di posto in posto
fino al punto in cui la ragione
avrà ragione della mia pazzia.
©
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Commenti (2)
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Leaf4 settembre 2007
è un piacere sottile, emotivo e intellettuale, leggere testi come questo...
M
Maria Francesca4 settembre 2007
Testo di grande sensibilità scritto con grande maestia,
