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Uomini 19 gennaio 2016 · lettura 1 min · 1803 letture

Verso l'isola del regno eterno

Pagu 229 poesie pubblicate
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Ormai cala l'inquieto buio, un'altra notte è da sfogliare, tanto forte col sol del giorno eppur debole nel perso vagar tra le fauci del non perdono. Lontano dagli uomini assetati nella tana dell'oblio sperato invano cerchi un caldo bacio, tu che divorasti il nobile rispetto in vaste camere di nera uscita. Amara sventura fu quell'incubo, bianchi cigni di rosso macchiati urlanti come poveri fanciulli accompagnavano la barca tua verso l'isola del regno eterno. Ma l'ora ancora acerba era, qualcuno gridò l'immensa colpa troppo grande per meritar morte, tra i vivi ancora dovevi stare per soffrir condanna e pena. Con la luna avanzan lenti gli innocenti spiriti silenti, occhi neri di vendetta fissano l'anima tua macchiata di chi ha rubato l'uomo a Dio.
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Per non dimenticare... Alla fine il viaggiatore guadagna la sua morte quando colpe più non ha, chi conserva l'anima macchiata vivere è la crudele penitenza. (Pagu). Immagine: L'isola dei morti di Arnold Böcklin

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Commenti (15)

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Maria Luisa Bandiera19 gennaio 2016

Una lirica su un tema di non facile esecuzione e rappresentato dallo stesso dipinto, piaciuta molto la chiusa "... l'anima tua macchiata di chi ha rubato l'uomo a Dio."

Luciano Capaldo19 gennaio 2016

Sembra un'immagine onirica quella ritratta nel dipinto e descritta preziosamente dal poeta. Le immagini eloquenti di questo uomo in bianco come un Caronte rappresentano la morte, una morte spesso prematura, acreba, che strappa alla fine vite a Dio come magistralmente scritto nella chiusa. Un avanzare quello dell'uomo d'oggi incontro ad una morte... per poco, per nulla. La nostra vita è nelle mani di sprovveduti, di falsi, di meschini e bugiardi per cui sempre prematura sarà la sua morte; non ha avuto infatti tempo di produrre e donare considerando alla luce anche del fatto che spesso non si è raggiunto in vita il massimo della condanna e della pena. Un testo molto interessante che caratterizza la penna di questo grande poeta. Bella

Merlino19 gennaio 2016

una lirica di grande spessore per contenuto e stile che solca i mari della vita, l'uomo è sempre manchevole e la strada che percorre gli serve per riscattarsi dal male perpetrato. Quanddo questo non accade, per questi uomini, la vita è già scontare il fio. Complimenti

Patrizia Cosenza19 gennaio 2016

Il nostro poeta disegna sempre con la matita più difficile quadri con pitture sempre piu rari, come questa lirica magistralmente descritta lavorata in un modo personale come sempre. Sempre l'uomo ha viaggiato nella vita fino alla fine senza mai capire l'importanza della vita setessa certe volte si vive senza quantificare veramente che la vita non ha prezzo ... complimenti poesta

Giuseppe Gallo19 gennaio 2016

Chi si è macchiato di orrendi delitti che spesso coinvolgono anche anime innocenti vivere col peso della colpa sull’anima è una grande penitenza. Ottima lirica con belle metafore, esposta con l’originalità cui ci ha abituato il bravo autore.

Sara Acireale19 gennaio 2016

È un tema arduo, di difficile composizione. L'autore ci riesce bene anche variando un po' il suo stile e accorciando i versi che risultano di gradevole lettura. Mi ha colpito questa poesia e anche la nota "il viaggiatore guadagna la sua morte quando colpe più non ha". Tutti, prima o poi, dobbiamo andare verso l'isola del regno eterno e si prova timore per questo viaggio. È un rebus, non sappiamo niente dell'altro orizzonte. Cerchiamo di conoscere l'orizzonte terreno per vivere in armonia e pace con i nostri "fratelli". La penultima strofa è DA BRIVIDI: la colpa è immensa addirittura per meritar morte, da viva questa persona poteva espiare e chissà...magari pentirsi. È possibile che succeda anche se IMPROBABILE PER UN ESSERE COSÌ SPREGEVOLE

Paola Riccio19 gennaio 2016

Ed eccoci arrivati alla fine del viaggio, qualcuno che ha rubato l'uomo a Dio= la vita di un altro uomo che solo Dio può togliere, sta per entrare tra le fauci del non perdono. Ed ecco il colpo di scena, condannato a tornare tra i vivi per soffrire condanna e pena. Che dire: CAPOLAVORO.

Anna Di Principe19 gennaio 2016

Questa opera densa e compatta dalla connotazione filosofica analizza quanto sia pesante il percorso esistenziale dell'uomo che per raggiungere un altrove a Noi misterioso deve essere scevro da peccati. La vita assume, cosi, una valenza catartica attraverso la sofferenza terrena. Una lirica che ci pone di fronte a svariati interrogativi e a riflessioni... in effetti il valore poetico dei testi si misura dalla funzione emozionale e comunicativa dei contenuti. Che dire di questi versi! Sicuramente nascono da un'interiorità profonda che viene alimentata dalla sete di conoscenza del valente Autore, che sempre ci offre capolavori .All'opera e al Poeta un sentito elogio.

carla composto19 gennaio 2016

immagini che parlano da sole... approdare sull'isola del regno eterno... a volte possiamo immaginare, anche se é difficile, come sarà il nstro approdo... come dice il valente poeta solo alla fine della nostra espiazione terrena... spesso é difficile vivere, un atto di coraggio, che ci permetterà alla fine di raggiungere la pace attesa... lirica che coinvolge, un tema forte trattato con la solita bravura dell'autore... sempre stima ed il mio elogio

zani carlo19 gennaio 2016

Una lirica complessa... coerente allo stile del poeta che tratta di un tema molto delicato... e altrettanto naturale. Notevoli spunti richiamano a pensare di come la vita sia complessa e degna di essere vissuta... anche se porta prima o poi a"quell'isola".

Antonella Garzonio19 gennaio 2016

La vita è un cammino a volte doloroso, ma necessario. Vivere ci permette di purificarci, di espiare ogni colpa prima di raggiungere l'isola del regno eterno dove ci attende l'agognata pace eterna. L'autore ci ha abituato a una profondità di pensiero che affascina, ad un Poetare sapiente e ricercato. Il mio elogio.

Daniela Dessì20 gennaio 2016

Un universo poetico spalanca il tuo cuore, riflessioni che ampliano la mente umana alla conoscenza.

Eolo20 gennaio 2016

Suggestiva e surreale descrizione di quello che rappresenta il nostro viaggio verso l'eternità.Affascinano questi versi tracciati con grande libertà e maturità d'espressione. Magistrale uso delle metafore che danno forza ad un testo che è lucida analisi dell'esistenza.

Cristiano De Marchi20 gennaio 2016

...diretti verso l'isola che "forse non c'è" ma riempie d'immagini la stesura poetica del bravo autore. "Nell'oblio ritrovo l'esser mio, che io debba comunque restare".

rosanna gazzaniga3 febbraio 2016

Mi ha colpito molto la chiusa di questa stupenda opera, pervasa in tutti i suoi versi dalla sottile sensazione di qualcosa che ormai non può avere rimedio e lascia sensi di colpa! Splendida metafora dell'imperfezione umana...