Bambola pugnalata
Ho visto camminar sui marciapiedi della città
una bambola coi petali di begonia per dita;
perdeva sangue dalla schiena e dal bacino;
nel vederla passare, un merlo pianse a volontà;
avanzava claudicando, a ogni passo più contrita,
con l'animo squartato amaro quanto il vino.
Un pugnale le fu inferto sul dorso a tradimento,
una pinza l'aprì le cosce con brutalità mostruosa,
un bavaglio le fu legato alla bocca per il silenzio;
violenza carnale subì e senza il minimo pentimento
da parte dell'esecutore, autentica bestia schifosa;
lei sanguinò come scende una valanga d'assenzio.
Rivolo di pianto, paura di confessare e tanti terrori
attanagliavano il suo cuore di pezza maciullato;
per un momento oscuro sentì la morte al suo fianco;
per un'ora maledetta vide le strade piene d'aggressori;
trasformata nel burattino d'un godimento depravato,
mutata nel balocco d'un virile volere smanioso e stanco.
L'angelo della morte la portò con sé passate tre ore,
alla catena degli omicidi il fabbro tornò a lavorare;
non c'è pietà negli alterchi di coppia e di famiglia;
certo, punizione da contrappasso merita ogni fautore
di delitti sessisti che la pace aurea vanno a macchiare;
s'invertirebbe la rotta e non si frantumerebbe la chiglia.
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