L'ottavino e la capra
Camminavo un giorno col mio ottavino
per le strade di campagna leggiadre e funeree
quando m'avvidi, rannicchiato come un bambino,
un capretto grazioso con labbra veneree,
ciuffi di peli leggiadri, zoccoli di cristallo;
m'immaginai come l'avrebbe mossi in un ballo.
Lo presi con me e me lo posai in spalla;
divenne il mio compagno di passeggiate,
un danzatore che su note scivolose balla
e si produce in grandi acrobazie ammirate;
fin dal pomeriggio gli dedicai un esercizio
perché potessimo celebrar presto lo sposalizio.
E gli anni trascorrevano e noi si cresceva,
il mio aerofono labiale conservava la sua forma;
mi feci uomo e lui capra, con corno che fendeva
il vento che accostava il nostro cammino di norma;
raggiungemmo città, torri, monumenti e spiazzi
e là ci esibimmo in buona musica e freschi lazzi.
Riluceva il mio strumento nella gaia atmosfera,
brillava il collo della capra durante i volteggi;
l'uomo e l'animale insieme sul volgere della sera,
una grand'accoppiata che nella musica echeggi
come Amore e Pishce nella dimensione scultorea,
come la radice e il frutto nell'armonia arborea.
Tenemmo uno spettacolo in piazza del duomo,
io suonavo musica folk e lei mi zampettava dietro;
vennero poi i brani barocchi danzati a passo d'uomo,
creammo molti climi, passammo dal sereno al tetro;
eravamo proprio diventati cantastorie di carreggiata,
parlavamo e ballavamo fin dentro la notte inargentata.
E la capra s'affezionò assai a me, suo salvatore;
s'era fatta del mio ottavino compagna ideale e perfetta;
arrivò a conoscere la musica da autentico intenditore,
marciava sulle partiture della ritmica serrata e provetta
e finì per seguirmi ovunque in questo sonoro girotondo
quando riuscimmo a vagare per le strade di tutto il mondo.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!