Nell'ebrezza della cavità
La sera
nella serra di tua nonna,
in piccoli grani di paura
sotto terra,
ti aggiri con le urla sciolte
e preghi il fumo salvatore
che copra il peccato
al centro dell'essere.
non ti accorgi delle ninfe
dell'infanzia
che sussurrano intorno
agli alberi
giorni di anni novanta
e cadute in roghi di desideri,
ma ti accorgi dell'incendio
del senso,
della domanda più vuota,
che si insinua nelle rughe
di vecchie vedove
e scioglie le trecce di mille vergini
all'ombra dell'infanzia.
vivi l'ebrezza così
corta e cava
dell'essere.
e getti in pasto
ai calamai delle ore
desideri accesi
e contemporaneamente spenti
confusi con lucciole dell'alba.
come in chiesa con tua nonna
la sua giacca rossa di velluto
la spilla d'oro e ametista
un ricordo così rude e affogato
come i passi nella chiesa
e la voglia di sorridere
nel buio,
come essere un desiderio
e non voler essere avverato
accendersi e contemporaneamente
spegnersi,
nell'ebrezza della cavità.
©
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