Nebbia
Alessandro Labriola
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Essendo tu incorporea veleggi e
mi lasci vagare nel tuo ventre
senza sapere quali siano le mie ragioni
penetro le novità di sempre
serpeggiano pettegolezzi
nell'ovattata quiete
la crisi del madido vento
sferza i nostri corpi inermi
tu che mi hai baciato
noi ti abbiamo violato
- senza rimorsi
mentre ascoltavamo i primi bambini
spingere la tua carcassa lieve e
finalmente sorridi al mattino.
Allunghi le mani e le dita scheletriche
ghermiscono i fossi e la palude
sei figlia della terra che siglò un patto orribile
renderti pericolosa e stanca
matriarca bianca dai seni di latte
non mi negherò mai ai tuoi abbracci fumè
dall'incorporea sostanza
- la tua ombra sinuosa
danzavamo invocando il sole
e la meraviglia
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L'autore
Alessandro Labriola
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