La sorgente del talento
Lo fecero quei due anziani fratelli,
con la passione per il cinema buono
andarono in prigione fra gli agnelli,
condannati ma meritevoli di perdono;
e li reclutarono per mettere in scena
il dramma del dittatore contrastato,
che sotto ventitré colpi patì la pena
d'un comando lungamente invidiato.
Chi l'ha detto che, dietro le sbarre,
mai si nasconde un solo frammento
di autentica fratellanza da sottrarre
a un fato che ondeggia controvento?
Chi conosce i famigliari incarcerati,
nutre per loro stima, consanguineità,
e sa la sofferenza tra i muri ovattati
quanto rosicchia e disgrega la pietà.
Ti chiedi qual è del talento la sorgente?
O della capacità il più vasto estuario?
Un fiume di sublimi doti è pur vivente,
se nella foce entra con un corollario;
solo perché ti pende su una condanna,
non devi abbassar la testa al giudizio;
c'è sempre il samaritano che s'affanna
per far prevaler la virtù sul gretto vizio.
Forse non ti fidi di chi t'abita accanto,
e trovi un amico in una privata struttura;
quale più soave e inaspettato incanto
a scoprire che condividete una cultura?
A veder recitare un uomo in sanzione
o fargli declamare una ritmata poesia,
ti ravviverà il fuoco di alta emozione
e ti svellerà ogni passeggera villania.
Se in ultimo entrassi in un manicomio,
capiresti che nessuna vera reclusione
s'adegua a chi merita invece encomio,
e salute via da uno squallido stanzone;
valorizza chi di polemiche è al centro
e riscatterai il suo diritto ad emergere;
spesso i dolori che coltiviamo dentro
son continenti da non far convergere.
©
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