Miss
Alessandro Labriola
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Devo pensarci in fretta
risale i gradini coi suoi piedi alati
i suoi occhi mi penetrano
l'animo ed il costato - nel cuore
non avrei scelto che lei
continuavo a rivolgerle inchini
e mai decisi di ricambiare lo sguardo
il calore che emanava
erano le fiamme del paradiso
era il sogno d'ogni mattina
mentre mi alzavo d'impeto
e sudavo per le sue spalle
le scapole leggermente divaricate
da cui sembrava spuntare un'ala
con piume multicolori
e sogni altrettanto meravigliosi
con la sobrietà dei suoi tempi
il pudore dei suoi anni
lei non ha mai cercato di possedermi
le mie mani si aprivano come un'alcova
quello che credevo di meritare,
quando il suo collo di madreperla
decise di virare, il suo corpo vibrò
sembrava dovesse lasciarci
tintinnava il ghiaccio sulle sue ali
appesantendola giù sino alla terra
dove rimase silente con l'eleganza
e la regalità di un angelo rapito
alle sue altezze, la sua bellezza
si manifestava dirompente
algida, straniera e ancora
indegna per gli uomini
avrei urlato
notte dopo notte
il suo nome proibito
certo del suo ignorarmi
con grazia severa
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L'autore
Alessandro Labriola
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