Canto campestre- galattico
I miei sandali stanno all'ombra del portone,
non serviranno abiti normali per questo viaggio;
è una notte ovattata che bacia sulla testa i sassi,
avvolge di zuccheri cristallini i cespugli bassi,
gonfiando l'acqua, sottopone gli animali a prove di coraggio,
lava i rami di larici e olmi con un magico sapone.
Io provo sempre una paura che però è limitata
dagli sforzi ch'effettuo per smontare dalla sua berlina;
i piedi non penzoleranno e riprenderanno a pedalar;
preferisco il selciato alla strada asfaltata;
il contatto con la natura m'invade d'un esperienza divina,
quando l’imbrunire governerà proverò a ballar.
Quadriglia di farfalle, bolero di vacche,
tango di giumente, valzer di tortore e merli:
io mi destreggio e mi capovolgo in cerca di libertà;
nessun gabbiano Jonathan Livingston mai potrà
rinunciare a valicar gli oceani; per berli
l'attraverserà tutti finché avrà fiato nelle sacche.
Io, che attendo il momento del grande battesimo;
io, che ho già messo alla prova il mio cuore...
altre foglie dovrò sgranare, altri rami dovrò affilare;
pause sì, ma gli ozi capuani fan sempre sterminare;
voglio essere un falco brevilineo e calcolatore
che prode sarà fuggendo a colpi d'ala lo spasimo.
©
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