Marina
Alessandro Labriola
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Sono alla fonda
dentro un porto smisurato
navigo di bolina
fino ai palmizi ombrosi
siamo in esotiche terre
finalmente si leva l'oceano
la via principale è irta
di bazar e mercati di frutta
la salsedine confonde i colori
li sfuma, tanto che il giallo
sembra dipinto con un pastello fine
e le luci che risalgono
come ragnatele affamate il boudoir
di una delicatissima miss olivastra
gli occhi incastonati e preziosi
i seni tondi e pieni
si slancia dall'impavesata brillante
col viso leggermente tirato dalla noia
io sono affamato
dagli odori che si mischiano
e si librano nel piccolo centro
una partita di scacchi intagliati
è interrotta da frotte di bimbi
mulatti o bianchissimi
le voci vivaci e già intense,
il mare si suicida sulla scogliera
a intervalli irregolari
serragli di ventose si smuovono
sotto l'epidermide pallida della spuma
sono polipi ed altre mostruosità
chi pesca ne svela le virtù
salmodiando logorroiche note
ovunque banani, mirtilli
canne da zucchero altissime
fanno girare la testa
la canapa è finissima
ammaliante, con le labbra di sale
e la voce ampia dei fiori marini,
lascio la mia terra con gioia
rinuncio a salpare - dal mio sogno
giungo a guadare la sua scia
lasciva di umori misti
per le stelle che già cuciono
il cielo col mare
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L'autore
Alessandro Labriola
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