18/10/1926
Sparisti sette anni fa lasciando una lacuna
nei cuori scarlatti di sangue che ti amavano;
come sabbia che scivola dal capo d'una duna,
ti spegnesti verso le saluti che ti cercavano;
nascesti vicino alla convalida di leggi fasciste,
apportando al nostro mondo velleità mai viste.
Per due anni rimanesti chiuso in riformatorio,
dove imparasti a suon di busse l'educazione;
ma presto acquisisti un umore ben liberatorio
e una passione per la manualità priva di cagione;
imparasti a bocciare nei luoghi di divertimento
e a modellare il legno con martello e cemento.
Una volta maggiorenne corresti per la campagna
alla ricerca di profumi sopiti e vita gioconda,
come un'upupa estrosa, come una giuliva cagna,
e trovasti la compagna, tua esatta metà tonda,
con cui ti unisti in un sobrio ma felice matrimonio
che lumeggiò del gaudio l'ingente patrimonio.
Tua passione esistenziale fu la falegnameria,
tue soddisfazioni furono i due figli che creasti,
contrastasti sempre la disonestà e la pirateria;
ponesti sempre fiducia in valori positivi e vasti;
ai tuoi nipoti raccontavi umoristiche storielle,
a tua moglie baciavi le labbra alle finestrelle.
L'operazione ai polmoni ti diede stanchezza,
il fumo continuava a stringerti nella sua morsa...
forse per colpa d'entrambi accadde la stranezza
che ti precipitò all'ingresso dell'ultima corsa;
ma io t'adorerò sempre senza fermarmi un istante,
io che t'ho ben conosciuto nel tuo seggio vacante.
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Commenti (1)
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picciro19 aprile 2016
"Io che t'ho conosciuto nel tuo seggio vacante"...la mancanza d'una persona cara, un padre, di cui il poeta narra il vivere. Uno sciorinare di pregi e di virtù di una persona, figura centrale che non si lascia dimenticare, che ha condotto una vita esemplare, sradicata da un male. Duro il dolore, mitigato da un profondo ed eterno amore filiale. Molto bella anche la distribuzione delle sensazioni in ogni strofa che prende davvero il lettore... complimenti all'autore.
