Le lavandaie

Battevano i panni le comari
lungo il greto industrioso,
placida l'acqua a togliere
residui di sporcizia e di sudore.
Ripiegate su se stesse
quasi raggomitolate
gomito a gomito nello struscio,
mentre il fiume placido
lambiva loro i piedi
curioso fra quei cori allegri.
Di canto e di parola
non badavano mai a spese.
Batti i panni e struscia sodo
che il cesto è sempre pieno!
Loro lì nel solito loco
le lavandaie di buzzo buono,
con le mani sempre a mollo
bucato dopo bucato,
per riconsegnar pulito e stirato
il capo profumato, dalla signoria
di turno loro affidato.
Vita grama e vita dura
la lavandaia a pelo d'acqua
sempre pronta in rituale,
col freddo e col sole
lei sempre li come penitente,
fletteva il capo e stirava il pugno
come a chiedere perdono...
per pochi spiccioli di dignità.
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Commenti (1)
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Umberto De Vita21 aprile 2016
Mi ricorda le lavandare di Pascoli, ma questa poesia è originale e l'autore ci ha messo molto del suo. Ottimo testo.
