Calva mortificazione

Qui a nord della mia illusione, rivaluto un qualcosa che non è mai accaduto
lo vedo, questo nulla rumoroso flettere e riflettersi nell’opaco dello specchio.
Assomiglia alla tua voce aggrovigliata di noia e malmostura, scagliata contro
il mio riserbo calvo, la mia lacrima di vetro bloccata, senza infastidire.
L'onda della tua boria, l’onta della mia dignità presa, poi accartocciata, sacrificata.
Per non lasciare sola neanche l’ombra del sogno abbracciato al sogno, sempre
quello. Bimba inghiottita e vorace, zampette di ragno, cuori pulsanti, timori.
Attutisco, ora evitando la smania, della tua (inutile) presenza e compassione.
Raccolgo lo sbuffo, la smorfia altera e ignorante comprendendo quanto
abbia infierito sul mio grasso bisogno d’amore la SUA, la tua mortificazione.
Impietoso, avevi.
Ho perduto, hai perso.
Neppure lo sai.
©
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L'autore
Garbo
"Sedetti. Per essere assolto dovevo difendermi. Ma cosa vuol dire defendersi? E' la storia degli uomini, dei Lupi, dei petali. Ogni tanto giacciono nel colore dell'abbandono"Cit "Ti somiglio, sempre di più, mentre passo dagli specchi ,tra gli specchi e l'esistenza è riflessa da quelle superfici. Ti somiglio.
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