Tu e la sera (Musa in controluce)
Alessandro Labriola
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Stava già chiamando la sera
ma la notte spettinava i monti
e i mausolei attraevano dolci infanzie
le stelle ferite di rosso
gettavano ombre stregate sugli olmi
dove Tu entrasti in scena
con campanelli alle caviglie
il ventre basso e fresco
della giovinezza immortale
dirigevi un corteo di principi
infelici ululavano storpiando la selva
le fiabe si inabissarono sottovoce
il tuo crine fiero al crepuscolo
invase il vento agitandolo
una segreta svolta per chi si innamorò
della tua organza mielata
del tuo essere misteriosa e vivace
- rechi ovunque il tuo purissimo amore
il teatro abbandonò la scena
si mescolarono i profumi
dei forni con l'agata
ad ogni grido del vento
tu opponevi il tuo petto lussuoso
creando scintille che accesero i lampioni
io rimasi incredulo
dalla tua linea perfetta - dalla simmetria
che si adagiava, e che ci mostrò identici
la fotografia come veleno
s'inoltro in ogni vena ed ogni arteria
fino a scuotermi tutto il corpo
percorsi le tue impronte smarrite
fino alle nostre case di paglia
una laguna a forma di cuore
e l'anima intensa
che soffiò velocemente per noi
le stagioni miti
e l 'inaudito coraggio
di esistere
insieme
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L'autore
Alessandro Labriola
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