Venezia (una sera)
Alessandro Labriola
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Sei un pendio tiepido
su tutto il corpo - sei fatale
perché ti incendi con gli occhi
e quando le lacrime ti spengono
rimani brillante anche senza luce
doni ai tuoi amanti la spigliata armonia
delle tue trecce selvatiche che si incrociano
laddove il tuo viso sorge bello
bellissimo! Incontaminato,
sei un fiume vergine nato dagli occhi
che si getta in un mare di affetti e di carezze
serbando un antico pudore
così il tuo corpo mi accoglie - con grazia
con lacrime gravide e sentori d'autunno
tu sei la fame che mi tormentò
sei l'estasi di una stagione travagliata
sei una goccia di rugiada
o rivolo della tua bocca sacra
sei la mia visione distorta
dei parchi che ci troveranno uniti
dentro un cerchio di gemme
e tu a coglier papaveri in grembo
sono sollevato dall'ebrezza del tuo fianco
immortale che non si consuma
sei notte d'ametista con un foulard di stelle
hai l'amara concezione del coraggio
una pantera nera che langue e
protegge la sua tana segreta
sei stata cortese ad invitarmi al ballo
ed io mi sono innamorato
senza più scampo
senza una seconda volta
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L'autore
Alessandro Labriola
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