Non potremo più giocare
Nella Siria del duemila le bombe son venute,
nell'Iraq di Al- Qaeda il terrorismo dilaga;
per noi bambini non è più tempo di bevute,
perché il Medio Oriente è territorio di piaga.
La cenere riveste per intero le scanalature,
il fumo popola le volute del cielo annerito,
le siepi si trovano distanti dalle potature,
un compleanno ha ben da sperar un invito!
Cresciuti troppo rapidamente per necessità,
camminiamo tra le macerie mediorientali;
e c'è un'eccessiva caligine per la nostra età,
ma dobbiamo adattarci ai caritatevoli portali.
Le nostre case furono sepolte dalla violenza,
i nostri genitori soccombettero mesi or sono;
c'è poco da far, vige una bellicosa tendenza...
difficile sarà coglier fra le mani gentile dono.
Manca un pallone per una partita di calcio,
nemmeno una racchetta da tennis per miglia,
ovunque echeggia il tragico urlo: "Io falcio!";
velocità occorre per scansarsi dal parapiglia.
Sangue sulle interstatali, ruggine nei cassetti,
polvere sugli specchi, lerciume nelle vetture;
la pulizia diventa valore infruttuoso da inetti,
l'ordine non si riscontra nemmeno in colture.
Quando terminerà questo scempio interminato?
Riconquisteremo mai le gioie vivaci e tranquille?
Le risposte ai quesiti d'un animo terrorizzato,
sfuggono e guizzano via come delicate anguille.
Non potremo più giocare nei campi di girasoli,
non arriverà più la tensione ludica delle zuffe;
rimane solo il lavoro dei più spietati armaioli,
le tresche che coltivano con velenose baruffe.
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