I novanta diamanti stregati del Ku Klux Klan
Novantanove anni fa accadde di nuovo:
un gruppo di tagliagole fece un raduno;
una piana boscosa fu scelta come covo,
all'appuntamento non mancò nessuno.
Qualche membro provvide pure a portare
un cassone ligneo rigurgitante di tesori,
frutto forse di una scorribanda per mare,
che fece sprizzar violenza da tutti i pori.
Il capo della setta ne propose l'apertura,
e tutti quanti acconsentirono soddisfatti:
la loro vista brillò di accesissima frescura ...
quando ravvisò quei diamanti così intatti,
lucenti d'azzurro acqueo e metallica tintura,
e così meravigliosi da far diventare matti.
Ogni membro ne soppesò uno in mano,
ne osservò la fattura canina e ammaliante;
chi avrebbe potuto nasconderli in un vano,
se non un mitomane assetato e trepidante?
Erano in totale novanta, e tutti retroriflettenti;
furono disposti in cerchio sull'erba bagnata;
poi s'appiccarono fuochi intorno ai battenti,
e si iniziò a ballare con baldanza estasiata.
È ovvio che sempre di Ku Klux Klan si parla:
ma la paura anche un forte può attanagliare,
e i corpi inanimati si diedero ad aumentarla!
Così gli incappucciati si sentirono assediare:
la curiosità non era più il caso di esercitarla,
era ormai tempo di spaventarsi e scappare!
Dalle punte grezze scaturirono cupi fantasmi,
dal cielo cadde una pioggia fitta e tenebrosa;
l'aria s'empì di malsani fragori e aspri miasmi,
la situazione non era più bella come una rosa.
Gli uomini in maschera fuggirono, terrorizzati
dagli spettri, dai lampi e dalla nebbia immensa;
dopo due minuti già nel lago s'erano tuffati
i più vigliacchi e quelli dall'audacia più melensa.
E in un tepore di scoppi e raggi abbaglianti,
i novanta diamanti si schiantarono al suolo,
disperdendo ovunque gli aguzzi cocci gitanti.
È chiaro or dunque a chi appartenga il dolo:
gli adoratori del demonio, spaventosi amanti,
che presto annegheranno nell'acqua del molo.
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