Ebete + Ebete
Sono seduto, stanco,
presso uno stanco
incrocio di vie tristi,
anonime,
vuote d'ogni cosa
che non sia rumore
nessuna traccia di passato splendore,
soltanto
i muti nomi delle strade,
delle piazze, reboanti nomi
di morti antichi
senatori,
imperatori,
che nessuno ricorda
e intanto guardo in terra,
così, senza intenzione di vedere e l'attenzione
cade
su una larga macchia
d'olio minerale
che spandendosi in strati
sottilissimi prende
mille colori sfavillanti
simili alle luci scintillanti
di un locale di lusso.
Non ho pensiero alcuno
mentre d'intorno il flusso del traffico
aumenta
enorme e rassomiglia ad un ragno gigante
che fila ferro fuso
per cucire di notte le ciglia
che i sogni ad occhi aperti
non diventino realtà:
così si compie l'atto del governo
di tutto
(lo dicono gli esperti).
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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rosanna gazzaniga19 agosto 2016
Colori sfavillanti che riscattano solo per un attimo, brutture e malinconia... lo sguardo malinconico del poeta si posa con rassegnazione sugli sgarbi del nostro mondo cogliendone l'inutilità! Bellissima.
