Invece
Vorrei che i tuoi capelli fossero crespi,
stopposi al tatto, che quando passi le dita fra loro
rimani incastrato fra i nodi.
E invece sono lisci, color del grano, lo stesso che mi
immaginerei all'entrata del paradiso.
Vorrei che la tua bocca fosse asimmetrica,
le labbra secche tagliate da piaghe ruvide.
Odio il fatto che invece sono così morbide e riservate,
come un letto di petali di rosa.
Mi piacerebbe quando ti abbraccio,
che il tuo odore fosse acre, leggermente fastidioso
come quello del cavolo mentre cuoce.
Non vorrei per niente sperare che quegli abbracci
non finiscano mai per avere sempre il tuo profumo addosso.
Sarebbe perfetto se i tuoi occhi fossero vacui,
insignificanti, quelli che in una pista da ballo non noteresti mai.
Mi fa impazzire invece incrociarli anche quando non ci sono.
E nemmeno Dio, conta più le volte che avrei voluto
dirti amore mio e invece mi sono acceso una sigaretta.
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Commenti (1)
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Giorgia Spurio18 maggio 2016
contraddittoria, realistica, particolare. si seguono i versi in antitesi originali. La donna amata e desiderata è descritta per paragoni e contrapposizioni. Ma anche il finale è in antitesi al sentimento dell'innamorato. La si ama, quella donna che diviene un'ossessione per l'immaginazione e per il ricordo. L'innamorato la pensa in tutte le sue virtù maledicendo il fatto che non abbia difetti... eppure proprio lui alla fine si ostina a tener nascosto l'amore dietro "una sigaretta accesa". piaciuta!
