Indimenticabile speranza
Andrea Vivapenna
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Or conosco,
ma dove fu in quel tempo?
Quelle vite,
mai alcun disio o idea ebbero,
dell’ignota natura
che tutta fiata perdura.
Una singolar nube passeggera...
e piovve, in un dì
come tanti: coltivato,
moltiplicato, diffuso fu il seme
primo, ancora e vie più
nei giorni a venir,
da comuni e invasivi atti,
all’indimenticabile memoria.
Chi sa cosa avrei pensato.
Tornare indietro è cosa ardua
ma, sovra le nubi sa,
l’individualità, nel cammin, ahi
forse illusivo,
che l’immaginativa, sempre qui urge
intuizioni; queste accrescono
il saper, ch’assai acuisce
l’interesse e assai lo tende
all’immaginativa, novamente
esortata; e se ben vaga
ragion, essa avverta talvolte
in nessuna apparente ragion,
ignorar giammai può,
che il nulla non è familiare;
quell’incommensurabil buio scote,
percote l’anima,
dai miti ossequi disgiunta;
dall’incerta impermanenza
confusa; conscia del venturo tempo,
che placherà cotanto sentir forse,
ma intenta a dir tuttavia:
«Altrettal senno avrei:
l’infinito, tal è
ai confini, tal è nel durar;
esso oltre il pensier vive;
oltre ogni nulla
resterebbe: la fin
di questo, credo,
al fin né anche giungerebbe».
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