Passi
Elena Poldan
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scarpe nuove dentro pozzanghere
nell'atrio d'un ospedale di notte
in attesa di Te che prestavi soccorso
ad altre vite senza ascolto
-barlumi di gioco
d'una bimba sola-
mentre ogni giorno tranciava
fino all'ultimo stendardo di gioia
dalla mia lingua cinguettante
dalle parabole ardite
di ballerina danzante
sulla cima di sogni d'oro
salici piangenti a profumare di tristezza
l'ingresso a scuola
sacrificio e patimento
ogni mattina senza corazza
sola senza braccia
e un'unica salvezza:
una fune nascosta
per fuggire lontano
in un universo senza colpe e rimbrotti
senza pretese o balocchi
ma di morbida aria
che comprimendosi diveniva stupore
d'arcobaleni e nuvole
di prati e dolci cantastorie
carezze sui miei riccioli d'oro
adagiata su gambe d'amore
fiabe mai narrate
vissute
alla soglia d'una solitudine selvaggia
che profumava di morte
e di paglia arsa da sete perenne
recisa su libri da studiare
quanderni da riempire
porta chiusa alle spalle
di me solo le spoglie
immersa dentro a un libro
che diventava tutto
e musica a scandire le ore
mentre rantoli di paura
defluivano in battiti sempre più accelerati
occhi aperti su un falso precipizio
da cui affrontare pericoli e rischi
- Lei nasceva, cresceva, si rafforzava,
fino a diventare la mia padrona-
e spettri alle finestre
dentro una stanza dimenticata
che sembrava infinita
deserto di mostri
da sfidare in suicidi d'albe
e lacrime scomposte
e poi inventarsi una storia
viverci dentro
inascoltata invocazione
che moriva alle soglie
d'una parola troppo fioca
per quanto tempo ancora
odiosi fardelli graverete
sull'anima mia?
©
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L'autore
Elena Poldan
Oltre i limiti del finito, oltre giorni preordinati, oltre orizzonti delimitati, c’è uno spazio sconfinato dove navigo alla ricerca di un senso che so già non troverò mai e il bello è proprio questo: è una ricerca senza fine, meravigliosa, che mi disancora da tutto e mi fa sentire libera e infinita. La mia sostanza è
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