Si, Italia!

Eterna la civiltà che ti presenta,
gli occhi altrui apre per meraviglia,
così grande, che fa rumore se la si bisbiglia,
arte afrodisiaca che il divino rasenta.
Ave, per saluto, i tuoi primi figli ti solevan dire,
Ave, il culmine della tua ingente storia,
Ave un addio, condito da eterna gloria,
Ave un ricordo, che il ciao ha dovuto sostituire.
I sommi e i temerari di orgoglio ti han saziato,
soprusi e periodi bui, ti rimembran le cicatrici,
forse più bella, opere d'arte le tue cornici,
di un paesaggio che Dio, volutamente, ti ha donato.
Un animo, un modo di essere
un paese ancorato in fase statica,
alunno che potrebbe, ma non si applica,
ingenti vanti, masochista nel volersi ledere.
Un tempo centro del mondo, ora centro storico,
eredità di antenati, che il lutto avevan previsto,
gran raccolto per la carestia a cui attonito assisto,
in tediante attesa, auspico il momento topico.
Che popolo quello italiano, genuino e pur ingenuo,
caritatevole per altrui e menefreghista per se stesso,
non un male, ma il vizio è figlio dell'eccesso,
persevera nella passione, finché delle forze ne è allo strenuo.
Pregi e difetti ci rendon unici tra gli umani,
a volte ci insultano e troppo spesso ci deridono,
ma se parlan di noi, qualcosa ce la invidiano,
quel quacosa che ci permette di essere italiani.
Uno stivale, a cui resisti, ma nolente ti ammalia,
la respingi, la maltratti, cerchi di dimenticarla,
ma è un magnete ti attira, non puoi non amarla,
e sull'altare rinnoverai il tuo si all'Italia.
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Lirico88
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