Del faceto arbitrio
Andrea Vivapenna
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Vorrei una verità
assoluta; l’ignoranza
ancor non è compiuta.
Non conosco la giusta misura;
ove io non vedo,
non vale alcuna abiura.
Mi esimo dal prender posto,
e all’incerto pensier non sono esposto.
Muta questo qualcosa?
Ahimè sempre è come prosa.
Tuttavia per quieto vivere
o per beltà, giungo
a una forte integrità:
non s’abbisogna d’alcuna speranza;
pur anco se altrui questa giova,
la mia forte facoltà
pur avanza; e non una, ma due volte
ritto mi riconosco.
È questa coscienza
adamantina a spingermi
al di là della dottrina.
Con fervore, sì m’accingo
a evitare l’errore.
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