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Riflessioni 17 luglio 2016 · lettura 1 min · 1081 letture

Dell’introvabile aseità

Andrea Vivapenna 27 poesie pubblicate
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Non molti penseranno; certuni, lo faranno ed oseranno; altri s’illuderanno e taluni s’asterranno. Ed io, ch’or penso, noto pietre come pollini vagar; mondi a granelli simigliar; di gorghi spire il passar consumar, mentre pur tutto tende per sempre a morir; questo noto, allor che una matrioska mi sovviene, inscio della sua grandezza restando; e dico: «O Numi, ove siete s’ogni cosa è Natura?». Di poi, un’idea trascendente sussurra qualcosa, ma un muto diniego offusca ogni cosa. Sull’umiliante immanenza ripiego, ed al celar dei numeri, m’avvedo: «Non che saper», mi dico, «ma saper domandar». Innumerabili gli effetti, qui a me vicini; interminatamente longinqua, ahi, la convinzione; senza origine è la Sua creazione? Ancora indugio la mia orazione.
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L'autore
Andrea Vivapenna

Ringrazio i lettori.

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