Il giusto errore
Andrea Vivapenna
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Vagando in lontani spazi
tersi, a me giunsi,
ed è con triste gioia
ch’io, oggi, ravviso
quanto volubile allor fu lo spirto.
Oh, quante volte avviliron
la mia degna coscienza; quante volte
codesta voce
non distinsi: soventi
moltitudini erranti
sormontan la sola avversa,
sì come l’opposto
e il contrario, anche avvengon,
se ben nessun ancor sappia,
perché giusto sia.
Giammai più andrò
pei floridi meandri: mal grado
inquieta solitudine,
in cor mio, prema
quanto l’allegria lor,
sento che il lieto senso è assai più sordo
qui. Un tempo mai andai via, ma or sono.
©
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