Tempo immobile
Andrea Vivapenna
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Sì a lungo si ripeton
questi giorni,
che stranamente familiare m’è
l’imago mia,
pur come quelle altrui
anche note,
a estrani lontani
simiglian. In me,
lo spirto ripiegato
attende eguale; dintorno,
mutevoli fatti
scoccan l’eterno tempo;
di realtà vacui, i secoli
per entro i quali non giunge
risposta alcuna; «Perché?»,
in vano domando,
in quel che un infelice giuoco sembia;
«Come? Come non conoscer
quella stessa vita
che in cor s’infonde?».
Nessun senso, ai miei occhi, appare,
o tutto ciò potrei forse accettare,
ma dal basso e dall’alto
della conscia e insincera ignoranza,
né anche vedo
perché a dura prova sarei.
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