Odierni castelli
Andrea Vivapenna
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E odiarono l’umiliazione originale,
ch’evitabile parve,
dacché la festante novella vi fu comparata,
dagli ingenui ed esausti guardi
arroganti, di coloro
che di là della presente illusione,
ahimè non videro.
Quantunque essi bramassero,
mai uniti furono,
se non sotto l’onda del malcontento:
taluni al profittevole,
altri, condannati e distolti,
al miserevole,
seguirono o stettero,
fra endogene o lontane,
ma sempre interminate,
ciarle imperiose.
Se non avessero avuto di che dividere,
arduo sarebbe stato l’ardire; or bene,
di numerosi stromenti e sonatori s’avvalsero,
e tutti si scemarono e ricrebbero,
s’attenuarono e tornarono,
tanto ch’obsoleto sembrò l’oppio,
mentre che quella effimera lagnanza,
s’allontanava dai novi guardi
che pari luogo presero,
e fra la nobil potestà,
ragion sensata volle,
che qualcun dové pur soggiogar.
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Commenti (1)
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Merlino8 agosto 2016
uno stile dal sapore pre- decadentismo che nel tema trattato riflette situazioni del nostro tempo. La struttura ben calibrata aiuta a comprendere il pensiero dell'autore e ne esalta lo stile. Complimenti

