A cercarti
Giorgia Spurio
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Scappano sassi e dita,
prendono le gambe ai fiori
che d’estate preferirebbero
il triste latrato di quell’amante
inconsolabile, di quell’autunno
che si glorifica per tutte le sue perdite.
E mi tiro su la gonna
per correre anche io
verso l’inverno abbandonando il mare,
e mi tolgo le scarpe e mi sciolgo
i capelli, verso il cielo...
- per abbandonare il mare-.
Fuggono e volano
pietre che rubano ali
e collane di breccia
per le nuvole e per i ciclamini
che lasciano la traccia argentea
delle lumache, delle dèe
della terra.
E mi tiro su i capelli
per un bacio dal silenzio
verso i poeti che scrivono di segreti
e di riti e di nozze tra le stelle
e le conchiglie.
E mi chiudo le mani sugli occhi
- anche io –,
come le onde che il mare trattiene
- mute ninfe dal cuore trasparente -,
come le foglie e come i fiori
e come le braccia bambine
tendono gli steli d’erba
alle cime, così
a cercare l’autunno.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (2)
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Merlino11 agosto 2016
non un 'giudizio' ma solo approvazione per una lirica gradevolissima nei suoi versi attenti e 'pesati'. Si rimane ammirati dallo stile fluido e convincente
S
Sanzi12 agosto 2016
Si dice che il mare simboleggi la madre, chissà; anche dopo però c'è un riferimento al mondo matriarcale (-delle dee della terra-)

