La danza di due esili figure
Danzano nella notte magica d’inverno,
al chiarore etereo di un’esile fiammella,
come sortite fuori dall’Inferno,
l’una dell’altra assai più bella,
una parca che nel pugno tiene l’esile filamento
ed una fata che quel filo tesse con costanza.
Danzano all’incantato suono dello zufolo, che par lamento,
per rassettare il mondo, e del tuo cuore ogni celata stanza.
Danzano, l’una leggiadra nella sua movenza,
induce gioia e canto in musica soave,
l’altra greve lei si muove, che par demenza,
e della morte e annuncio molto grave.
Alternano figure misteriose
per porgere al sole grande omaggio,
che possa così fugare ombre furiose,
in attesa che si compia maggio,
che della rinascita dei campi è messaggero,
e spazzare via la tenebra infinita,
che sia così novella vita per ogni passeggero.
Danzano avvinghiate l’una all’altra,
che spazio fra le due non puoi vederne,
si alternano in risa e gemiti, che pare un mantra.
Insieme sempre, piangente l’una, l’altra giuliva,
percorrono le valli e i monti senza posa,
portando pianto e ricchezza viva,
avvizzisce e fiorisce ogni momento anche la rosa.
Questa è la vita, quella che fluisce placida e furiosa,
che veder altro è cosa assai curiosa,
basta osservare il mondo come scorre,
per scovar la vita fin dentro le forre,
che radica se stessa nella morte,
per novellar agli uomini la sorte.
©
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