Come se mi guardassi da un altro posto

Perché camminavo sonnambula
nelle immagini incagliate nella punta delle dita?
E mi scrivevo le cose che riconoscevo.
Ebbi- a un certo punto- il sospetto di guardarmi da un altro posto
mentre era tutto così freddo intorno,
come se non possedessi mai un luogo mio.
Quanto di questa vita era stata veramente mia!
Così fuori posto nell'aria che respiravo.
Nella luce che veniva a mancare
non volli mai perdermi in quelle strade banali
dove tutto mi pareva prigione. Piuttosto preferii
scendere i suoni inviati dall'aria. C'erano tutti i miei spazi interiori
che m'insegnavano a trattenere la distanza dai pesi
che non avrei potuto trattenere.
E poi qualcosa mi spingeva a scrivere, a scrivere
come fossi veggente di pezzi di storia incollati sulla mia inquietudine.
Poi mi mettevo ad aspettare sul tardi della sera.
Non sapevo chi o che cosa. All'alba ricamminavo, ma non sapevo
mai dove andare. Sentivo solo voci confuse.
Poi un giorno vidi qualcuno laggiù che pareva
camminasse i miei stessi passi. Era tanto lontano
ma sembrava avesse la stessa sembianza
racchiusa nelle pupille dei fogli. Ma le raffiche di tempesta
mi portarono a capire che non era nient'altro che la visione di me stessa,
nata- da sola- in tutte le cose vive che apparivano
quando l'anima chiudeva le porte alle cose comuni
e sceglieva di vedere le stanze che le facevano visita.
“Probabilmente un giorno troveranno questi fogli scritti.
Sembrerà a tutti di leggere- magari- la poesia.
Solamente io so dei miei viaggi mortali.
Quando il mondo- ormai- non mi apparteneva più
e diventavo polvere di immagini scritte.
Come se mi guardassi da un altro posto
senza mai domandarmi quale fosse la vita e quale fosse la morte.”
©
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