L'oasi degli ultimi battiti

Quando scende la sera, io scelgo quest'angolo solitario
perché tutti i domani sono già caduti
e rimane un improvviso oggi.
Con il mio dito punto il posto per andarmene via.
Rimane di me- in lontananza- solo una piccola parte.
Deve essere proprio così
perché io non riesco a guardarmi
mentre non mi rivolgo più la parola
e- a bassa voce- accontento il tempo
che mi veda diventare fragile ticchettio,
rotta irraggiungibile senza pensiero,
primavera fredda che si seppellisce, a poco a poco,
nelle stremate preghiere senza più voce.
Qui mi riconosco, ma sono diversa di ieri.
Ho una veste sempre stracciata e ricucita mille volte
mentre l'alba sembra si riduca ad un’oasi
di ultimi battiti che strisciano
su tutte le presenze che mi porto dentro gli occhi chiusi.
Qui, in fondo, c'è una solitudine che mi piace
perché mi salva da spazi che non voglio calpestare.
In fondo, se morirò, avrò sempre un sorriso nello sguardo
perché non mi sarò lasciata
uccidere dai cavalloni vuoti e strazianti del mondo,
ma dall’oasi degli ultimi battiti dove, ancora,
vedo quella porta che si apre e non ho nulla da dire.
Sono solo la danza sul fiume, la voce di quei quartieri
che hanno il profumo delle cose mie e scrivono- senza consolazione-
il finale nostalgico di una vita senza vita.
©
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