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Amore 15 ottobre 2016 · lettura 2 min · 2224 letture

Sospiri

Andrea Vivapenna 27 poesie pubblicate
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O voce, che dal capo mio risoni in queste membra senza requie, e dal duale idillio scevre, del buio sei forse l’infida lingua? Sei tu la stessa noia cui fuor bado? Essa fugge il mio potere; s’appena il mio volere, e non colgo dunque come alcuna prole stridente, possa ahimè partener, al natio luogo silente. Meschino, inesistente, sì impuro e sì ammaliante: l’amor, scisso è dal mondan cammino, ed immenso è nel suo compianto. Oh se fossimo diversi, armoniosi, inumani... ben che ostico sia il divagar, null’altro spero da ciò ch’ella potrà, ma pur storno dall’interior dissidio, il disio che tanto duol. Giammai indugiar, o rinunziar potrei, se a danno dell’indegna debolezza che ci compagna, l’uman canto del piacer di lei, non pervadesse la crepitante mia ira, perfino a ogni pertugio, a tal pena, al tanagliar del frale animo, non bieco, ma esausto, per il lieto fervor sovente infausto. Tenterò o m’asterrò? Chi sa cosa viva in me, chi sa cosa prevarrà, ma da me stesso mi guardo, anche da me medesmo ben ti guardo, così da schivar lo spirto ch’or vagheggio, non scevro dal pensier, in alto irto di mestizia; e rifuggo il male, rifuggo la vita, imperciocché abito fulgenti e inusitati sogni lontani, là dove non si veglia sui giacigli degli accorti.
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L'autore
Andrea Vivapenna

Ringrazio i lettori.

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