La regola

In questo mordi e fuggi di stagione
or diventato la nostra programmazione
solo il precario in noi entra in azione,
c'è più adrenalina e gusto nell'improvvisazione.
Noi si raschia il barile senza esitazione,
nella regola ci si mette la nostra opinione
senza pensare alla struttura della costruzione:
se ci rientrano le palanche va benone.
Troppi esempi ci lasciano tanta delusione
e si continua alla cieca senza una lucida visione,
di balzello in balzello cresce la costernazione
ma chi paga ... chi va in prigione?
Solito rituale del malaffare in continuazione
e lungo lo stivale si propaga la ramificazione,
tu popolino zitto o ti misurano il bastone
basta aprir la borsa e l'esempio dà un'altra canzone.
Intanto la scossa mette a nudo la situazione,
l'acqua sconquassa libera a ripetizione,
eolo ci fa la piega con decisione
e noi in balia di chi fa i giochi nel carrozzone.
Sveglia stivale ritorna a far lezione,
tira fuori il merito rispettoso in condivisione
e la regola sia esempio per la nuova generazione:
in noi c'è troppo scarto ... da gettare nel bidone.
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Commenti (1)
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Sara Acireale28 ottobre 2016
Chi paga? Chi va in prigione? Chiede costernato il Poeta. E non si capisce più niente in questa povera nostra Italia in cui non esistono più regole e l'improvvisazione e il malaffare prosperano. L'autore, con questi versi, vuole spronare noi italiani a fare sentire forte e chiara la propria voce di dissenso.
