Le pagine stritolate dall'inverno

Le labbra non sanno più parlare quei giorni stretti tra le dita.
Gli occhi, invece, s'appannano perché
tutti i fogli scritti da ragazza sono stati solo ombre
estinte dalle strade tortuose scaraventate accanto alla mia porta.
Un tempo non sarei mai riuscita a vivere accanto a quegli spettri
che non possiedono quella grande capacità d'amare.
Infatti, oggi, quella poca energia dentro le ossa mi apparecchia
una cena vuota che diventa spettatrice della tormentata fuga
nel volto notturno dove mi ritrovo sperduta
e senza nessun saluto che rinvigorisce ciò che ero.
Vedo tutte le pagine con il mio nome stritolate
da un inverno che non va mai via.
Non potete capire questa tristezza che aleggia intorno alla stanza.
C'è questo mio cuore che si fa aria chiara
in tutti quei vicoli dove carezze miti percorrono
i cento modi di una vita affondata in morti sentieri.
E- con la piccola forza che trattengo- vado ancora a scrivere
dei profumi vacillanti che non faccio finire
nel sangue amaro di questa pallida notte.
“Non fatemi addormentare senza riuscire ad afferrare
quel timido sorriso che nasceva come piccola felicità
nella mano dentro la mano come la scia lucente
della vera vita posseduta. Non posso diventare
una finestra cieca. Mi basta un attimo
per scrivermi una sorte con la firma per essere
vecchia cornice fedele alla sua immagine- per sempre.
Da nessuno sentii veramente prendermi per mano,
ecco perché c'è un inverno che non va mai via.”
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!