Vergogna
Scende il flauto pavone
a risuonar l’acqua
nei graffiti della notte oscura
Fresca l’attesa
si accende la soffitta
di quei rimorsi polverosi
Parla la sigaretta mai fumata
nella penombra della caput mundi
avvolta nel cappello dell’assurdo
Tremendo essere idealisti
di un muro omertoso
valicante di ombre inquietanti
Acerbe le parole proibite
insinuar loro nella gola
salubre di tante bugie
Indossa maschere
lanciando anatemi
da professar generosità
Ripugnante, immondo,
umiliante stare
con un’estranea
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