Abisso e ritorno
Sono accartocciato,
all’angolo di un letto sfatto,
ripiegato su una spina,
su un dolore che rovista nello stomaco,
il cuore strappato a brandelli,
e rido come lo stolto la sua rovina.
Tremo e dimentico,
perdo visioni lungo la strada,
un viale acciottolato di solitudine,
mi scuoto per non dimenticarmi,
per il ricordo di mattoni e speranze,
di pietre levigate,
di lavoro e sudore,
di arrampicate verso la mia cima.
Sono madido di paura,
ricado,
in un materasso dalla concavità infinita,
mi aggrappo ai bordi dell’anima,
alla luce che si sta spegnendo,
e prego.
Parole mute per chi le sa ascoltare,
parole vive prima di esistere,
conosciute prima di essere pronunciate,
parole senza lettere,
ma con lacrime e sorrisi.
Parole per chi mi guarda dall’eternità.
Ascolto la risposta del silenzio,
e credo,
e spero.
©
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L'autore
Andrea Sossi
Vive a Trieste, con percorso di studi umanistici, ha pubblicato su diversi siti di tematica poetica.
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