Tra i monti d'agosto
I colori del fieno sparigliano,
tracciano melanges a nascondersi,
mentre un rastrello di legno pettina,
prati sfumati al verde macchiato di terra.
Cicale a mezzogiorno,
sole parlano al sole,
mentre il sapore umido del mattino evapora e profumo
d’erba galleggia a stagnare,
sonnolento verso la canicola.
Un concerto assordante al sole,
unico spettatore che brucia,
mentre il buco di un tempo
dilatato avvolge,
sguardo e respiro,
indietro di cent’anni su ritmi legati,
al passo di formiche filosofe o al volo
di volanti profetici.
Sento il tempo scandito,
nell’ondeggiare dell’erba a rimontare,
brezza e coraggio alla vita,
senza istanti privi d’eternità
ad assaporare,
il sorso di un giorno d’estate.
Quando cade la sera,
la guardo,
immergersi in un bicchiere sbrecciato,
a giocare con una fetta d’arancia affogata,
tra bollicine rosso tramonto,
e il retrogusto amaro che sale
a confondersi al dolce.
Un formaggio figlio dei campi,
m’attende adagiato sul tagliere d’ulivo,
e la lama affilata lo prepara alla fetta,
d’un salame fratello al Montasio.
Quale rimpianto scende nella lacrima fuggita?
Nessun miraggio triste,
ma gioia,
semplice sorriso a una giornata rotonda,
raccolta al morbido,
in una coccola di sole.
©
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L'autore
Andrea Sossi
Vive a Trieste, con percorso di studi umanistici, ha pubblicato su diversi siti di tematica poetica.
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