Ricordi al buio
Con gli occhi chiusi,
ascolto la superficie levigata del legno,
la fatica e l’ingegno
spesi nell’opera,
seguo con le dita la pennellata di vernice,
a risaltar venature e nodi,
ritrovo
profumi d'essenze confidenziali,
che ammorbidiscono,
il ricordo del suono,
abbracciano sonorità speziate,
per immagini
lambite dalla marea della memoria.
Sono ancora nella notte voluta,
a cercare il senso degli altri quattro,
per comprendere la nudità dell’apparenza,
attorcigliato sul mio stomaco,
insofferente
all’illusione fumosa e inutile,
eppure onirica da occhiale psichedelico.
La corda vibra
indifferente all’orecchio parla,
all’anima salendo la scala,
portandola per giri armonici
alla ricerca della chiave,
sono viaggi su terre inesplorate,
un tempo desolate,
sogni con tinte al bruciato e vaniglia,
che lasciano
in bocca mandorle di retrogusto,
per osare alla fine il volo,
ad ascendere
vorticosamente prima della picchiata,
sulla preda colpevole.
Apro gli occhi e vedo l’arpeggio,
dita veloci che giocano con l’agilità,
rincorrono corde
e note per un senso armonico,
un’anima sulla punta delle dita,
ad offrire le proprie emozioni sulla lettura del suono,
alla ricerca di canali dimenticati
per il contatto col cielo.
Nel recesso nascosto di una memoria stanca,
nell’angolo protetto di un’intimità gelosa,
gioca un bambino cullato
dalle note di una sonata,
dalla chitarra ed il suo cognac dell'ottantaquattro,
stringe tra le mani un gingillo natalizio
e il suo futuro.
©
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L'autore
Andrea Sossi
Vive a Trieste, con percorso di studi umanistici, ha pubblicato su diversi siti di tematica poetica.
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